Intercultura :

temi di approfondimento

Che cosa significa ´intercultura´? Oggi il termine è usato indifferentemente per iniziative anche di varia tipologia, che comunque abbiano un comune denominatore nella capacità generale di creare sviluppo di relazioni con cittadini extracomunitari.

E´ utile dunque precisare alcuni tratti che caratterizzano la vita interculturale e

le esperienze che ad essa vi si richiamano, utilizzando in tal senso alcuni

richiami del pedagogista e docente universitario Duccio Demetrio:

Siamo in presenza di vita interculturale a tre condizioni:

1. Quando da un incontro tra individui di diversa origine linguistica, e

pertanto anche etnica, nonchè di diversa appartenenza sia religiosa che

di consuetudini, credenze civili, abitudini dalle forti declinazioni sul piano

del rapporto con i valori del tempo, dell´abitare e del convivere, della

sessualità, ecc, si determina un reciproco schiudersi. Quando cioè tra

rappresentanti e possessori di saperi diversi si determinino

manifestazioni di scambievole attenzione ed interesse, generatrici non

soltanto di folkloristiche curiosità, bensi di vera e propria pro-tensione

conoscitiva. L´evento interculturale è perciò area di superamento

diquanto tende ad occupare l´altrui storia o l´altrui sapere, per

fagocitar1o senza poi ammetterne i debiti contratti; è negazione della

supremazia ed incipit di un patto di reciproca utilità tra universi culturali

che sanno comprendere la convenienza mutua di quanto è già divenuto

un progetto di fertile contaminazione.

2. Ne consegue che è interculturale soltanto ciò che è il risultato di una

ibridazione di modelli cognitivi, di linguaggi, di sperimentazioni

artistiche, dove non spossa più essere uguali a prima e uguali a sè

stessi, dove talune dimensioni del pensiero, della spiritualità, delle

usanze non possano più, se non con operazioni storiografiche e

filologiche, ricondotte alle loro matrici originarie...

3. Infine interculturale può dirsi ciò che invoglia a farsi portavoce delle

altrui culture, divenendone difensori e divulgatori con o senza

autorizzazione di chi ne è legittimo portatore".

Fatte queste premesse si evidenzia quindi come il discorso interculturale si

fonda sullo scambio sociale, sulla scoperta dei saperi e sulla loro

socializzazione, sul superamento di una concezione dell´educazione

interculturale individualizzata. Come afferma ancora Demetrio ~educazione

interculturale è educare ed educarsi non solo al rispetto. E´ andare oltre: è

dibattimento e sfida per il superamento di comportamenti che nelle culture

ostacolano la valorizzazione delle libertà individuali».

Ciò non può non essere tradotto in termini di stili, di prassi operative, di

metodologie di intervento, come si cercherà di approfondire sul tema

dell´accoglienza.

Tracce di lavoro

approfondire i temi dell´intercultura distinguendo tra integrazione,

multiculturalità, etc e focalizzare i diversi approcci mentali e culturali al tema

approfondire la progettualità interculturale neUe scuole: paradigmi, nodi critici,

stili raccogliere osservazioni dai laboratori e seminari sugli stili presenti nel

territorio provinciale.

UN INTERVENTO PARADIGMATICO: L´ACCOGLIENZA

L´orientamento pedagogico all´accoglienza di chi arriva in una nuova

situazione scolastica si va affermando da qualche tempo e dà luogo a

progetti specifici. Anche i numeri dell´Ufficio scolastico provinciale indicano

che in percentuale tra i progetti didattici fatti proprie dalle scuole - oltre al

sostegno linguistico, che di fatto è l´unica iniziativa diffusa e comune a quasi

tutte - i più numerosi in percentuale sono quelli che riguardano

l´integrazione e la facilitazione all´inserimento. Essa si caratterizza per la

centralità data alla persona, ai suoi bisogni, alle sue modalità di apprendere

marcando una discontinuità con un passato in cui si pensava fossero le

persone a doversi adattare ad una realtà precostituita.

Tale indicazione è effettivamente una delle direttrici su sui misurare la

qualità dell´intervento, perchè sposta l´ottica dell´intervento in una visione

più ´sociale´ e ´sistemica´ e meno ´burocratizzata´. La centralità della

persona implica infatti un rovesciamento delle posizioni e una con-fusione

(nel senso proprio di fondere insieme e quindi mescolare e sparigliare le

posizioni già definite) dei saperi - sapere come conoscenza e soprattutto

come atteggiamenti, quindi relazioni.

Elio Bettinelli, dirigente scolastico e formatore, parla di accoglienza come

´parola calda´ rispetto a quella ´fredda´ di inserimento e scrive che ci si

situa su due livelli di intervento nelle scuole: l´istituto/organizzazione e il

gruppo classe. A livello dì istituto si individuano dispositivi in grado di far

fronte all´accoglienza di persone straniere, quali:

il Gruppo di lavoro, che tra le altre cose segnala anche

l´impegno della scuola nel campo dell´accoglienza ed

evidenzia l´assunzione collegiale di responsabilità;

lo scaffale interculturale. che raccoglie materiali

documentari ad uso informativo, formativo e progettuale;

il laboratorio, ambiente di apprendimento e integrazione,

ove si svolgono le attività di facilitazione e i percorsi specifici di apprendimento A livello di classe diventano fondamentali

il linguaggio e la comunicazione più in generale

le strategie didattiche (quali ad esempio il cooperative learning, il

tutoring tra pari o anche peer education, la mediazione culturale,

etc.

Tracce di lavoro

L´approfondimento riguarderà appunto la capacità di coniugare il fare

formativo della scuola (trasmissione di contenuti/apprendimenti) con il fare

educativo (trasmissione di relazioni/apprendimenti). L´accoglienza per

cittadini stranieri diventa un crocevia fondamentale in tal senso, perchè

rimette in gioco il sistema e apre nuovi percorsi; come scrive Demetrio, "si

passa dall´ascolto alla parola, dalla risposta alla domanda, e ciò implica una

dimensione aperta della ricerca educativa".

I livelli di analisi riguarderanno in particolare:

i fattori di apprendimento nella dimensione di accoglienza

modelli di protocolli ed esperienze di accoglienza (nazionali e

locali)

stili e buone prassi di accoglienza (ad esempio riferimento al

progetto DIECEC, network europeo di 19 città che collaborano per

migliorare l´educazione interculturale di tutti gli studenti ed

elevare j livelli di successo scolastico dei giovani emarginati)

nodi critici e proposte di azione

raccogliere osservazioni dai laboratori e seminari su stili e

prospettive presenti nel territorio provinciale.

LE PROSPETTIVE: LINEE DI AZIONE PROVINCIALE E TERRITORIO

A livello di Amministrazione Provinciale e degli assessorati più direttamente

competenti (Politiche sociali e Cultura e scuola), attraverso anche confronti e

tavoli territoriali e raccolta esperienze, si vorrebbe promuovere una più

incisiva azione di integrazione dei minori stranieri nelle scuole e per questo si

sta pensando alla elaborazione di modelli di accoglienza condivisi e

sperimentabili nelle scuole di diverso ordine e grado. Ciò dovrebbe portare

alla costruzione e stipula di Protocolli di accoglienza. che aiutino a indirizzare

e rendere operativi interventi di facilitazione e di accoglienza, pur nella

diversità e specificità di ogni singola situazioni di inserimento che si presenti.

Le linee di azione dovrebbero prevedere sia riferimenti di tipo organizzativo

(gruppo-lavoro, norme, funzioni) sia di tipo didattico (apprendimenti, stili di

intervento).

L´ottica è certamente quella di promuovere una condi-visione integrata, nel

senso di territoriale del tipo di lavoro, che dovrebbe implicare scambi

maggiori tra interno ed esterno (scuola ed extrascuola), non solo di

informazioni ma anche e soprattutto di prassi operative (promuovere il

ruolo dei mediatori culturali, gestione d´Ambito, coinvolgimento delle

famiglie).

Su questo si innesta la situazione nel territorio della Provincia di Ascoli

Piceno, un territorio di accoglienza e insediamento di comunità immigrate

relativamente recente e dove, ciò nonostante, le istituzioni e le

organizzazioni del privato sociale hanno reagito alla novità strutturandosi in

maniera adeguata a soddisfare le prime esigenze d´integrazione dei nuovi

cittadini: sviluppo di Sportelli Immigrati nei Comuni per la consulenza,

promozione di corsi di lingua italiana per gli adulti, costruzione di servizi STP

della ASL, crescita di facilitatori per il sostegno linguistico dei bambini nelle

scuole dell´obbligo, aumento di associazioni di stranieri ecc; tanto per fare

un esempio il Centro Polivalente Provinciale per l´Immigrazione ha

addirittura formato in passato 16 figure di mediatori linguistico-culturali da

inserire nel settore della scuola e della sanità.

Tutto questo per dire che il livello di maturità raggiunto dai servizi è elevato,

ma che al tempo stesso occorre un salto di qualità per una azione più

articolata e coordinata, evitando azioni singole e spezzettate. Per questo un

occhio particolare va riservato ai possibili sviluppi, o comunque alle riflessioni

che potranno emergere dalle attività progettuali e all´interno delle scuole

per capire se ci sono le condizioni, le competenze e le risorse per un´azione

integrata come quella sui protocolli di accoglienza e soprattutto sul ´fare´ e

sulle prassi che ne derivano.

Tracce di lavoro

Raccogliere eventuali documenti e istruttorie o esperienze che

stanno lavorando per la promozione di modelli territoriali condivisi

dell´accoglienza (Provincia, Ambiti, Enti locali)

Visualizzare nodi critici di una visione ´integrata´ (scuola ed

extrascuola) e le prospettive.

BIGLIOGRAFIA E RIFERIMENTI UTILI

La parte conclusiva conterrà utili riferimenti a documenti, materiali, volumi,

siti internet, esperienze di riferimento sul tema dell´intercultura e in

particolare dell´accoglienza.

 

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